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7 Aprile – Di nuovo in viaggio

Tyrael racconta ai compagni che i nemici affrontati alle rovine gli ricordano la Gente della Cenere, una popolazione del nord affrontata dal gruppo di eroi di cui lui sta ricostruendo le gesta e le origini, e che l’Ingegnere potrebbe essere uno dei loro “incantatori”, le guide della popolazione. Parlando con Filip, i nostri ottengono due tracce da seguire: un allevatore di cavalli, tale Ziegler, che agisce nei pressi della stazione di posta di Tracov, sulla strada per Attenberg, e la cava di Skalka, un luogo che nonostante abbia visto calare la produzione di pietra, ha visto aumentare i profitti.
Ansiosi di mettersi all’opera, i nostri convincono Filip e il medico a dare il via libera per una partenza immediata di Filip stesso, che viene addormentato con un sonnifero e caricato sul carro dei nostri. Il viaggio prosegue senza intoppi, i vari carri e convogli incrociati segnalano avvistamenti di orchi, ma nessun pericolo immediato. Il gruppo giunge verso metà pomeriggio al paesino di Poproc, a poca distanza dalla cava di Skalka. I nostri non hanno ancora studiato un piano d’azione, ma una volta sistemati in un alloggio abbandonato grazie a qualche moneta destinata al capo villaggio, Josep, essi cominciano a pensare a come avvicinarsi alla cava e scoprire qualcosa di più.
Intanto, avendo dato l’avviso della presenza di orchi, durante la notte essi contribuiscono alla ronda per scongiurare un eventuale attacco. Josep, approfittando di un momento propizio, si mostra ben favorevole a raccontare quello che sa e aiutare i nostri, in cambio di denaro, vuole infatti lasciare quel posto non certo piacevole e andare a vivere meglio altrove. Il capo villaggio ha capito che i nostri nascondono qualcosa, in particolare è la presenza di Filip, ferito, oltre alla strana composizione del gruppo di eroi. Alla fine, con una moneta d’oro, Gabriel ottiene informazioni sulla cava.
Pare che essa, appartenente alla ricca famiglia Herzog, sia gestita formalmente da un figlio bastardo di uno dei fratelli Herzog, tale Bruno Bohdan, ma in realtà egli sia ormai poco più che un ubriacone che fa da fantoccio per chi comanda davvero: Zarya, un’abile e dura donna giunta assieme ad altre fanciulle per allietare le serate di festa dei lavoratori, ma divenuta ben presto il vero capo della cava. Effettivamente, sotto la guida di Zarya il benessere dei lavoratori è aumentato, al pari con le difese della cava, nonostante sia calata la quantità di pietra ricavata. Si dice che alcuni carri speciali abbiano destinazione particolare, un misterioso compratore che non acquista normale pietra, ma altro che viene ricavato dagli scavi. Josep descrive anche l’organizzazione e la disposizione degli edifici della cava, e si rende disponibile ad aiutare ancora i nostri. Il gruppo, trascorse alcune ore di sonno e altre in ronda lungo il perimetro della palizzata, è dubbioso su come proseguire.

PIZZE DADO



8 Aprile – La cava di Skalka

I nostri eroi studiano il da farsi, Josep li raggiunge alla baracca e chiede qualche moneta in cambio di un’informazione preziosa: un certo Bert, ex lavoratore della cava, voleva lasciare il paese già la sera precedente, e ci ha riprovato quel mattino all’alba. Josep lo ha trattenuto con una scusa, supponendo andasse alla cava per riferire dell’arrivo dei nostri eroi. Il gruppo decide di sorprendere Bert, e con l’aiuto di Josep lo incontrano a casa di quest’ultimo e, con minacce e promessa di piccola ricompensa, si fanno raccontare molte altre cose sulla cava.
Sui carichi misteriosi, Bert sospetta che trasportino pirite e quarzo, due materiali di solito considerati di scarto, ma che invece a Skalka vengono raccolti in quantità. Filip dice che vengono usati in genere in quantità modeste, per decori, illustrazioni, oggetti sacri o, nel caso della pirite, per accendere il fuoco. Attira l’attenzione dei nostri l’imminente giorno di festa, il sabato, in cui l’attenzione delle guardie all’interno della cava è minore, ma soprattutto arrivano sempre il venerdì, proprio quel giorno, carri con rifornimenti.
Il piano che i nostri formulano è impossessarsi di un carro rifornimenti e accedere alla cava sotto mentite spoglie. Il gruppo si prepara, scegliendo il punto adatto lungo la pista e tagliando un tronco da spostare al momento opportuno, e Kaelen trova il luogo adatto dove appostarsi. Nel pomeriggio, dopo il passaggio di un carro che scende dalla cava, finalmente ne arriva coperto, uno con due uomini di scorta, che risale la pista. I nostri piazzano il tronco, e l’uomo di scorta a cavallo intima l’alt al conducente del carro. L’uomo armato a cassetta individua Gabriel, mal celato dietro un tronco, ma prima ancora di poter reagire, i due malcapitati vengono assaliti dal gruppo: Kaelen sbuca dietro al carro con l’arco teso, Khorin manovra sul fianco pronto a intervenire, e Aurion si abbatte come una furia sull’uomo a cavallo e lo tira giù di sella, uno dei colpi, pur vibrati per stordire, spacca il cranio del poveretto, e il compagno armato si arrende prontamente.
Legati e imbavagliati i due sopravvissuti, dopo aver saputo che essi lavorano per un certo Conrad di Turek, il gruppo si prepara ad entrare alla cava. Kaelen, la cui presenza sarebbe sospetta, si nasconde in una delle due enormi botti piene di vino, dopo averla svuotata parzialmente. Arrivati alla cava, i nostri partecipano alle operazioni di scarico nei pressi del magazzino, Khorin interviene prontamente quando uno dei lavoratori avanza qualche sospetto sul contenuto della botte in cui si cela Kaelen. Gabriel intanto tiene d’occhio una cassa in particolare, che colui che sembra il capo delle guardie, il calvo Karl, ha reclamato come propria. Gabriel, raggiunto poi da Aurion, segue uno dei lavoratori con la cassa fino alla casa che sovrasta la cava, in cui abita Zarya. I due attirano l’attenzione di Karl, che aveva già avuto modo di ammirare l’equipaggiamento di Khorin. Il calvo dice ai nostri che si potrebbe parlare di affari, in un altro momento.
La serata prosegue tranquilla: i nostri mangiano e bevono qualcosa con tutti i lavoratori nel grande capannone, Gabriel si esibisce anche in una canzone, poi le guardie presenti danno il segnale silenzioso di fine serata, e tutti rientrano alle baracche. Khorin, con astuzia, segnala a Kaelen, ancora nella botte, di attendere ancora un attimo e che presto sarà solo. L’elfo ha sbirciato di tanto in tanto dalla botte, quando si sente tranquillo esce e sgattaiola nel buio fuori da una finestra. Il resto del gruppo si è spostato al carro, che è stato portato sul retro delle stalle, sorvegliate da un’unica guardia. Mentre Kaelen, dopo aver studiato la zona, raggiunge in silenzio gli altri, Khorin porta un fiaschetto di liquore con sonnifero alla guardia, che crolla addormentato poco dopo.
Così, i nostri sono all’interno della cava, e possono agire indisturbati. Quali saranno le loro prossime mosse?

PIZZE IVAN



8 Aprile – Zarya

I nostri eroi valutano il da farsi, infine decidono di entrare furtivamente nella casa, ma per prima cosa Aurion e Kaelen si recano in avanscoperta. Gabriel usa un incantesimo di visione notturna per permettere allo spadaccino di vederci bene quasi quanto l’elfo, così i due esploratori giungono fino ai piedi del pendio che sale alla casa e notano una balconata sul lato nord, con due finestrelle da cui proviene luce, e due porte chiuse.
Alla fine, Gabriel e Khorin decidono di giungere alla casa in volo magico, mentre Kaelen sale sulla balconata in avanscoperta, e Aurion lo segue a distanza. L’elfo sente degli inequivocabili rumori di attività sessuali in una delle stanze, quella con la finestrella aperta, mentre dall’altra si ode qualcosa di più attutito, e sbirciando all’interno si vede un uomo legato a letto e una figura sopra di lui, non meglio definita. Gabriel aiuta il perplesso Khorin a librarsi in aria, i due osservano la casa dall’alto e vedono sul lato sud due balconi, da una parte filtra luce, dall’altra no. Sul lato est invece c’è la porta d’ingresso con una guardia.
I nostri si ritrovano assieme sulla balconata nord. Gabriel sbircia dalla finestrella della stanza dell’uomo legato e lancia un incantesimo che toglie ossigeno in modo graduale dall’interno. Kaelen si mette a sbirciare, mentre gli altri si preparano all’azione. Sul letto c’era una bella ragazza seminuda, che si porta le mani alla gola e prova a uscire sul balcone per respirare. Khorin blocca la porta, e la poveretta crolla svenuta. I nostri entrano nella stanza, l’uomo è ancora sveglio ma legato e imbavagliato, Kaelen lo addormenta quasi soffocandolo con un cuscino. Si tratta di una guardia, a giudicare dalla cotta di maglia e dalla spada abbandonate su un divano.
Kaelen lega la ragazza al letto, poi sbircia dall’unica porta, che dà sull’intero piano superiore, organizzato attorno alle scale centrali che salgono da sotto. Si aprono numerose porte, fra cui due da cui filtra luce, in una si sentono ancora i suoni di un’attività erotica intensa. Kaelen prova a fare una rapida ricognizione al piano inferiore, ma è tutto buio e tranquillo, a parte una stanza da cui proviene un intenso russare. Al piano superiore c’è una porta diversa dalle altre, quella centrale, ed è chiusa a chiave. Gabriel usa un varco magico per superarla, i nostri si ritrovano in una specie di ufficio, sulle mensole ci sono molte pergamene con varie cifre e indicazioni con nomi di persona con dei simboli e date, ci sono anche sacchetti di pirite e quarzo. In uno scomparto segreto della scrivania, Kaelen trova degli scritti a mano in una lingua però ignota al gruppo. I nostri entrano anche nell’unica altra stanza buia al piano superiore, dove trovano una fanciulla bionda addormentata, che evitano di disturbare.
Rimasta una sola porta, i nostri la trovano chiusa a chiave, Gabriel lancia un incantesimo per aprire un varco. Aurion è lesto a entrare e puntare la punta di una spada alla gola a una bella donna sui trentacinque o quarant’anni, dalla pelle e i capelli scuri e lo sguardo penetrante: Zarya. La donna si rivela pronta di spirito, capisce subito il pericolo rappresentato dal gruppo, capace di penetrare indisturbato nella cava e nella sua stanza. Ella confessa la collaborazione con l’Ingegnere, ma dice che si tratta esclusivamente di affari. Lo ha incontrato una sola volta, un uomo guidato da un desiderio profondo di ottenere il suo obiettivo, immune al fascino femminile, proveniente da terre lontane, con il volto deturpato da bruciature e un braccio sempre nascosto e inutilizzato.
Zarya invia effettivamente convogli in giorni casuali, usando carri e scorte fornite dall’Ingegnere stesso. È venuta a sapere comunque quale potrebbe essere la zona rifugio dell’Ingegnere, ovvero quella delle cascate di Dulram, vicino a cui sorge l’antica città nanica di Thar-Dulram, abbandonata da secoli. Zarya ha un altro indizio per i nostri: un luogotenente dell’Ingegnere, tale Jano, ha un debole per una delle ragazze della casa, Julia, e ha confessato in intimità la sua preoccupazione per un piano che sta per essere attuato, che potrà causare la morte di molti innocenti, e che riguarda il paese di Ostrav, e un pozzo.
I nostri vengono interrotti da una delle ragazze, Paula, che veniva a riferire a Zarya del suo incontro amoroso con la guardia Karl. La giovane dice che Karl era su di giri per l’arrivo di una cassa, la stessa che Gabriel e Aurion avevano scortato, che contiene liquore, erba fumaiola e cose buone da mangiare. Zarya intima alla ragazza di non fare nulla di avventato, e alla fine concorda con il gruppo che verrà inscenato un furto nella casa, in modo da coprire l’incontro avvenuto. Kaelen e Aurion recuperano la cassa di Karl dall’alloggio di quest’ultimo, poi i nostri fuggono dalla cava.
Kaelen sale sui camminamenti della palizzata e Aurion ci viene inviato magicamente da Gabriel, che invece vola oltre con Khorin. Nei pressi del portone d’ingresso, Kaelen e Aurion vengono aiutati da Gabriel, che dall’alto spegne magicamente le torce della zona, permettendo ai nostri di allontanarsi nel buio.
Così, l’incursione alla cava ha permesso ai nostri di recuperare molte informazioni, fra cui un indizio sul covo dell’Ingegnere. Inoltre, sembra che una grave minaccia gravi sulla gente di Ostrav. Cosa trama il misterioso nemico del gruppo?

9 Aprile – Il pozzo di Ostrav

I nostri eroi discendono di buon passo la pista e fanno ritorno a Poproc, facendosi aprire il portone dalla sbalordita sentinella, per poi concedersi qualche ora di sonno fino all’alba. Il gruppo riparte presto, Gabriel avverte Josep della partenza e di dire il meno possibile a chi venisse a cercarli. I nostri discendono la pista e si ricongiungono alla via che costeggia le pendici dei monti, dirigendosi a nord.
Lungo il tragitto, durante una sosta, Filip parla con dei mercanti di passaggio e scopre all’incirca la posizione di Ostrav e delle cascate di Dulram, e i nostri scoprono così che il pozzo di Ostrav è considerato un luogo rilevante, vi si celebra un rito particolare che è imminente. Il gruppo viene anche avvisato della presenza di un posto di blocco dove soldati della Repubblica raccolgono dazi e controllano i permessi dei carri in viaggio. I nostri superano con un piccolo pagamento l’inconveniente, mentre i due elfi girano al largo a piedi e si ricongiungono agli altri più a nord.
Anche a causa del tempo perso, il gruppo giunge ormai al tramonto una pista che si stacca da quella principale e punta la zona di Ostrav. I nostri, quindi, pernottano presso un fienile di un piccolo villaggio, il loro ospite avvisa che il rito del pozzo, celebrato dalle monache di Nauen, avverrà proprio il giorno seguente, al mattino. I nostri si mettono in viaggio molto presto, dopo aver attraversato aspre colline e guadato il torrente, proprio quello sul cui corso si trovano le cascate di Dulram, arrivano a Ostrav a metà mattina, assieme a un flusso di pellegrini e viandanti ritardatari.
La cerimonia è iniziata da qualche tempo, il paese è deserto, sono tutti nella piazza principale, la maggior parte assiepati attorno al pozzo, dove una monaca più anziana porge l’acqua di una brocca alle persone in fila, con un mestolo d’argento. Kaelen nota un tizio con un cappello nero e la spada alla cintura, l’unico armato a vista, a parte un gruppetto di quattro uomini d’arme con il simbolo del corvo nero su sfondo bianco, che fanno da scorta a un nobile in armatura cerimoniale. Mentre il resto del gruppo si avvicina alla gente assiepata e Kaelen tiene d’occhio l’uomo col cappello in disparte, un urlo squarcia il silenzio della piazza. Improvvisamente, alcune persone si sentono male, altre invece si comportano come pazzi, aggrediscono e colpiscono chiunque capiti a tiro.
In piazza è il delirio: molti scappano, altri finiscono a terra in preda a dolori lancinanti, e una decina di furiosi cominciano ad aggredire i pochi rimasti in piedi, fra cui i nostri. Le guardie armate lottano fra loro, una porta via il nobile per proteggerlo. Il tizio con il cappello resta impassibile, Kaelen allora decide di girare dietro l’edificio e coglierlo alle spalle. I nostri si battono contro i furiosi, che mostrano una forza non comune, ma privi di armi e troppo precipitosi, non si rivelano avversari così ostici. Aurion ne abbatte la maggior parte, con l’aiuto di Khorin, mentre Gabriel si avvicina al pozzo e poi conduce al sicuro le due monache più giovani all’interno del tempio. La monaca più anziana, sorella Brigid, intenta a soccorrere i sofferenti, incurante di tutto, viene salvata da Aurion, che abbatte con un colpo letale l’unico nemico pericoloso, una delle guardie armate, a sua volta impazzito.
Intanto, Kaelen sorprende l’uomo con il cappello alle spalle, gli intima di non muoversi, ma questi reagisce con grande velocità e ferisce l’elfo girandosi di scatto ed estraendo la spada in un lampo. Kaelen non si lascia sfuggire l’uomo e ne blocca la fuga, ferendolo, Aurion accorre in tempo per stenderlo a terra con un colpo ben assestato, così Kaelen può legarlo senza problemi. Nella piazza la situazione sembra ora più tranquilla, i nostri si radunano, cercando di venire a capo della vicenda. Il nobile con l’unica guardia rimasta si avvicina, si tratta di sir Nasniel di Lisben, vorrebbe fuggire dalla situazione, ma i nostri lo trattengono, sperando possa in qualche modo aiutare. L’allibito nobile si lascia visitare sommariamente da Gabriel. Come altri che hanno bevuto, egli non mostra alcun sintomo, eppure altri che hanno attinto allo stesso pozzo durante la cerimonia sono diventati pazzi furiosi o sono crollati a terra in preda ai dolori, e sono morti a decine. Anche mentre i nostri tentano di capire in che modo l’acqua sia stata avvelenata, senza trovare tracce magiche, altre persone mostrano i sintomi e crollano a terra.
Altri si trasformeranno in furie assassine? Perché le reazioni alla stessa acqua sono state tanto diverse? Chi è l’uomo con il cappello, che i nostri hanno preso prigioniero?

PIZZE MARCO



10 Aprile – Il tradimento di Jano

Nella piazza di Ostrav il silenzio è rotto solo dai lamenti dei famigliari delle vittime, che a poco a poco affollano la zona attorno al pozzo per accorrere al fianco dei propri cari, vittime dell’acqua contaminata. I nostri accompagnano le monache al tempio, trascinandosi dietro il prigioniero. Madre Brigid cura con i suoi poteri l’uomo, e mentre i nostri discutono sul da farsi Tyrael li raggiunge, avvisando di aver sentito notizia dell’arrivo di un drappello di uomini d’arme dell’Adunanza, alla cui testa pare esserci un Diacono. Non avendo alcuna intenzione di sottostare a un interrogatorio spiacevole, il gruppo recupera carro e cavalli e lascia Ostrav dalla porta ovest, portando via l’uomo ancora privo di sensi, che portava legato al collo un sacchettino con un fazzoletto femminile con il ricamo della lettera “j”, e una catenina d’oro.
Una volta in disparte, lungo la pista che porta alle montagne, i nostri svegliano e interrogano il prigioniero, che si dimostra subito tutt’altro che timoroso della situazione, e pronto a morire. Non appena i nostri mostrano il sacchetto con catenina e fazzoletto, egli vacilla e rivela di chiamarsi Jano. Lo scaltro Khorin si rammenta del legame che l’uomo aveva con Julia, una delle ragazze di Zarya, e minaccia di ritorsioni sulla giovane. Il prigioniero crolla, e risponde senza remore alle domande dei nostri dopo aver ricevuto garanzia che la ragazza di cui è sinceramente innamorato venga lasciata in pace.
Jano conferma la locazione del covo dell’Ingegnere, e rivela che egli è uno dei sapienti della Gente della Cenere, esiliato dalla sua terra e giunto in Aluin per trovare un grande potere. Qualche anno prima, egli è probabilmente stato la causa della diffusione della Morte Oscura, e ora conduce incessanti esperimenti, ma Jano non sa a quale scopo. Anche la contaminazione del pozzo deve fare parte dei suoi contorti piani. Jano dice che ci sono due accessi all’antica città nanica: il ponte mobile che collega la montagna al picco, e i montacarichi che dalla base portano in cima, ma che necessitano una chiave nanica per essere azionati. Jano in cambio della libertà si offre di procurare ai nostri la sua chiave, e il gruppo accetta.
Aurion scorta Jano di nuovo a Ostrav, dove l’uomo incontra un certo Len, un poveraccio che vive in una baracca fuori dalle mura. Recuperata la sua borsa da viaggio, Jano porge ad Aurion la chiave e avvisa che ci sono pattuglie che battono il territorio attorno al picco. I nostri proseguono verso nord fino al cominciare del tramonto, avvistano Thar-Dulrman e odono in lontananza il fragore delle cascate. Costeggiato il torrente al riparo degli alberi, finalmente scorgono quello che sembra un ingresso alla base del picco. Gabriel sente però il suono di cavalli in movimento alle spalle del gruppo.
Aurion si avvicina, seguito da Khorin. C’è un esploratore che segue le loro tracce, alle sue spalle due Guardiani della Cenere in armatura. I nostri si preparano allo scontro, uno dei guerrieri però dà un segnale e dai lati partono due sfere fumogene, il gas avvolge nano e spadaccino. Lo scontro inizia: Aurion è pronto ad attaccare uno dei guerrieri che avanza fra gli alberi, ma viene sorpreso al fianco da uno scout che lo ferisce, costringendolo in difesa. Khorin invece abbatte con perizia con un unico tremendo colpo l’altro guerriero, poi si difende dall’attacco di un secondo scout. Quando il fumo si dirada, Kaelen, che è salito su un albero, e Gabriel possono aiutare i compagni. Una freccia dell’elfo abbatte il secondo guerriero, mentre i dardi di fuoco del mago inceneriscono sia il nemico di Aurion che un terzo scout, che era pronto a tirare su Khorin con una balestra. L’ultimo nemico viene tramortito da un colpo ben calibrato di Khorin, che vuole un prigioniero. Le fiamme violente sprigionate da Gabriel mordono un albero e i cespugli circostanti, i nostri si prodigano per spegnere il principio di incendio, ricorrendo anche a un muro d’acqua per bagnare terreno e piante.
Così, i nostri eroi sono molto vicini al covo dell’Ingegnere, e hanno superato una pattuglia di guardia. Quali altri pericoli li attendono? Riusciranno a penetrare nell’antica Thar-Dulram e mettere le mani sul folle Ingegnere?

PIZZE TEX



10 Aprile – Sulla soglia di Thar-Dulram

I nostri eroi controllano il luogo dello scontro, recuperano i cavalli dei nemici, controllano l’equipaggiamento recuperato e tengono d’occhio l’ingresso del picco, per vedere se è stato dato l’allarme. Khorin intanto interroga il prigioniero, che in un nordhestar stentato dice che loro era l’unica pattuglia e che ci sono almeno altre dieci guardie all’ingresso del picco. Kaelen va in avanscoperta, avanza furtivo fino a una piccola macchia d’alberi a breve distanza dal grande arco che dà accesso alla base del picco. Fra gli alberi ci sono tre guardie, ben poco allerta, mentre all’interno ci sono quattro guerrieri intorno a uno spiedo che gira sul fuoco.
L’elfo torna dai compagni a riferire, e con il calar delle tenebre il gruppo finalmente è pronto a muoversi. Gabriel e Khorin volano magicamente sopra gli alberi, mentre Kaelen e Aurion avanzano in silenzio portandosi a poca distanza dai tre ignari e pigri sorveglianti. Lo scontro di fatto non inizia neppure: Gabriel scaglia dall’alto una palla di fuoco rendendola però silenziosa, Kaelen scocca una freccia e Aurion si abbatte sui nemici indifesi senza pietà. Dall’interno del picco qualcuno si avvicina, Gabriel crea una nebbia magica davanti all’ingresso. Si ode una voce che chiama più volte gli uomini nel bosco, ormai morti.
I nostri si portano vicino alla parete di roccia e si avvicinano all’ingresso, mentre Kaelen si tiene pronto fra gli alberi con il suo arco. Dalla nebbia sbuca un guardiano della cenere, che viene però subito abbattuto da un micidiale strale dell’elfo. Gabriel toglie la nebbia magica, e davanti ai nostri si vedono altri due guardiani, a cui si aggiungono due soldati e un balestriere, ancora all’interno del picco. Questa volta la battaglia è intensa: Aurion si trova contro entrambi i guardiani e viene messo in grave difficoltà, deve ricorrere anche al pugnale da parata per difendersi. Khorin regge l’urto dei due soldati senza scomporsi. Il balestriere, armato di una balestra speciale in grado di tirare due quadrelli in rapida sequenza, prende di mira il povero Aurion, già ferito dai due guardiani. Il nemico riesce a scoccare solo un dardo, ferendo lo spadaccino, perché poi una tremenda freccia di Kaelen lo abbatte.
I tiri dell’elfo si rivelano decisivi: contro i corrazzati e caparbi guardiani, sono le frecce a risultare decisive, trovando i pertugi giusti nell’armatura e salvando di fatto Aurion da una sorte peggiore. Alla fine, Khorin abbatte il soldato che tentava la fuga, e Kaelen l’ultimo guardiano con un altro colpo letale.
Così, i nostri si sono sbarazzati di tutte le guardie all’ingresso del picco, ma lo scontro non è stato facile e uno di loro è in difficoltà. Quali altri pericoli li attendono a Thar-Dulram? Come riusciranno i nostri ad arrivare all’Ingegnere?

PIZZE DADO



10 Aprile – L’Ingegnere

I nostri eroi esaminano brevemente la soglia del picco, non ci sono altri pericoli in vista, così raggiungono l’area dei montacarichi, disposti lungo quattro corridoi che si dipartono dalla zona centrale dove si trova un braciere acceso. Uno dei condotti è franato, in un altro il montacarichi sembra malridotto. Kaelen indica ai compagni il passaggio più usato, quello di nord-est, ma Khorin suggerisce di provare il lato opposto, sud-ovest, per evitare controlli. Il montacarichi si aziona grazie alla chiave recuperata da Jano, e i nostri salgono fino ad arrivare in un corridoio buio che conduce a una stanza in rovina e a scale parzialmente ostruite che portano all’aria aperta.
Il gruppo si trova fra le viuzze di una vera e propria città in pietra, con edifici ben tenuti, bassi e dal tetto piatto. Kaelen vede due fonti di luce a ovest, una vicino al bastione della fortezza, così guida gli altri muovendosi sui tetti. I nostri raggiungono il punto di luce più vicino, presso una rampa di scale che scende. Kaelen nota un’ombra, così consiglia agli altri di girare alla larga e arrivare alla fortezza da un’altra via.
I nostri si trovano davanti all’imponente palazzo, una guardia sorveglia il portone vicino a una lanterna e a un gong di metallo per l’allarme e la segnalazione. Kaelen e Gabriel fanno il giro e si portano all’angolo del palazzo, poi il mago usa una corda incantata per allontanare la mazza dal gong, mentre Kaelen si prepara a colpire il nemico. La prima freccia dell’elfo non è letale, la seconda sì. Il grido dell’uomo sembra non produrre effetti, nessuno giunge in aiuto.
Khorin apre il portone, i nostri attendono trepidanti, dei passi si odono dalle scale che salgono dal livello sotterraneo in un atrio molto elegante. I nostri chiudono il portone e attendono all’esterno, ma il nuovo arrivato non esce, un’altra voce impartisce un ordine, i passi si allontanano. Quando i nostri riaprono il portone, un soldato nemico sta fuggendo verso le scale, Kaelen lo ferisce con una freccia. I nostri si piazzano al centro dell’atrio, Khorin lancia una delle sfere esplosive dabbasso, ma contemporaneamente da sotto arriva una sfera identica. L’esplosione ferisce i nostri, tranne Kaelen che si era tenuto più indietro.
Khorin e Aurion scendono le scale e si abbattono sui due nemici presenti, un tizio in tunica che non fa in tempo a tirare un’altra sfera, e un soldato. Quest’ultimo viene incenerito dai dardi di fuoco di Gabriel. Intanto, Kaelen ode un rumore alle sue spalle: da una porticina vicina all’ingresso è sbucato un guardiano della cenere con uno scudo particolare e una spada magica. Il potente nemico non fa in tempo a muovere un passo, una freccia dell’elfo lo trafigge attraverso l’occhio, uccidendolo sul colpo. Khorin entra nell’unica stanza del sotterraneo che ha la porta aperta, un tizio in tunica scura sta lavorando a un bancone ingombro di oggetti, senza curarsi di altro. Un altro uomo, in tunica grigia, prova a sorprendere Khorin con un pugnale, ma il nano lo abbatte facilmente.
Il tizio al bancone continua il suo lavoro, anche quando i nostri si avvicinano. Poi, accorgendosi della presenza di estranei, dice che deve proseguire, deve porre rimedio a ciò che ha fatto. È l’Ingegnere, il suo braccio nascosto è in realtà un tentacolo. Egli però non prova neanche a opporsi ai nostri, dice che è molto vicino alla soluzione. Aurion, incurante di tutto, lo ferisce con la spada, e Khorin gli fa perdere i sensi con un violento colpo col piatto dell’ascia. Gabriel cura il nemico, per poterlo interrogare. Dopo aver vegliato nel bastione, ormai privo di altri nemici, dopo qualche ora i nostri risvegliano l’Ingegnere.
L’uomo si rivela ai limiti o forse oltre della follia, riesce a pensare solo al suo lavoro e ai suoi esperimenti. Nel raccontare con frenesia delle sue vicende, egli dimostra assoluta incuranza della vita altrui, delle cavie sottoposte alle sue sperimentazioni. Però, rivela di lavorare per un fine più grande: egli è stato causa della Morte Oscura, avendo fatto esperimenti arditi con l’Altro Potere, la cui fonte è il sangue dei vampiri, che esula dalle altre sfere magiche conosciute. Un discepolo, Sylas, invece di restare sepolto nel sotterraneo per isolare la terribile malattia, è uscito portandola nel mondo, causando innumerevoli morti. L’Ingegnere dice di essere vicino a una cura, e che l’esperimento al pozzo ha funzionato bene, se alcune persone sono sopravvissute senza riportare conseguenze.
Quando i nostri chiedono perché cerchi una cura per una malattia ormai debellata, egli dice che il peggio deve ancora venire: quando coscientemente qualcuno userà ben più di qualche goccia di essenza di vampiro per creare una Morte Oscura cento volte più terribile, chi potrà salvare Aluin se non lui? Quando i nostri chiedono chi potrebbe fare qualcosa di tanto folle, l’Ingegnere non ha dubbi: una creatura dell’Altra Dimensione, nascosta dietro le sembianze di un ragno, trama nell’oscurità, circondata da folli seguaci. Sono loro la vera minaccia che incombe su ogni creatura vivente.
Cosa faranno i nostri eroi? Crederanno all’Ingegnere, che vuole il loro aiuto, potenti oggetti magici e sangue di vampiro per continuare gli studi? Quali saranno le loro prossime mosse?

PIZZE IVAN

aluin3_diario/parte5.txt · Ultima modifica: da tex

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